Attese, paure e scoperte: vivere la gravidanza dall’interno
Qualche giorno fa mi trovavo in una sala d’attesa di un medico generico, donna e specializzata in ginecologia, circondata da pazienti richiedenti farmaci per quella che sembrerebbe una nuova ondata di SARS-CoV-2, meglio noto come COVID.
Alla mia richiesta di poter anticipare il mio turno per la consegna delle mie ricette, la risposta ricevuta è stata: “Qui non siamo in macelleria, tutti stanno male”.
Dopo un iniziale vergogna nel realizzare che, in effetti, dentro quella sala d’attesa ognuno di noi stava male e aveva una sua necessità che reputava prioritaria, mi sono interrogata sui rischi di rimanere chiusa in una stanza proprio con persone che non desideravano acquistare della carne, ma che stavano male al punto da poter essere contaggiosi.
Scelto di alzarmi e andarmene, ho iniziato a riflettere sulla specifica condizione della gravidanza, che non può assimilarsi né ad una patologia (come espresso dalla dottoressa in questione) né ad una condizione da ignorare.
Prima di adesso avevo sempre vissuto la gravidanza in modo “esterno”, in qualità di parente, amica o psicoterapeuta.
Questo cambio di prospettiva mi ha permesso di immergermi pienamente in questa esperienza e, al contempo, di confrontarla con le aspettative che avevo costruito osservando le esperienze raccontate dalle splendide donne che ho incontrato nella mia vita.
La cosa più sorprendente è stata realizzare come una donna incinta viva diverse difficoltà piccole quotidiane che aumentano di mese in mese che spesso si fatica a voler ammettere, probabilmente per non apparire come lamentosa, petulante, richiedente, debole e altro ancora.
Anche nella migliore e asintomatica delle gravidanze, si attraversano dei cambiamenti temporanei e dei cambiamenti sostanziali e duraturi. Da tutto questo non nasce solo la maternità, ma anche dubbi, ansie e scontro con le proprie credenze più profonde.
In un sistema culturale che incentiva l’indipendenza, l’iperproduttività, la performance migliore, sino alla perfezione è radicalmente sofferente dover lasciare andare il timore del controllo e navigare a vista sino a immergersi in una bolla al momento del parto.
Nello stesso momento la futura madre, così come il padre, sta sperimentando quello che probabilmente è uno dei suoi valori più importanti e allo stesso un percorso ricco di imprevisti. E ognuno di noi può scegliere se vedere gli imprevisti come ostacoli o scoperte e crescita, ma tanto più qualcosa è importante per noi tanto più abbiamo paura di sbagliare.
Se solo ci fermasse il giusto tempo a riflettere su tutte queste dinamiche probabilmente sarebbe più semplice per la donna chiedere aiuto e per gli altri agevolare queste richieste di aiuto. Perché talvolta chiedere ci spaventa più del dolore stesso.
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