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Psicologa per Perfezionismo e sindrome dell’impostore a Catania e Online

Il perfezionismo è un costrutto multidimensionale con vari aspetti, tra cui il perfezionismo auto-orientato e il perfezionismo orientato verso gli altri. Il perfezionismo auto-orientato si caratterizza per standard estremamente elevati e una valutazione critica del sé nel tentativo di raggiungerli. Il perfezionismo disadattivo, che include autocritica e preoccupazioni per errori e valutazioni negative, è collegato a diverse forme di psicopatologia, tra cui disturbi alimentari e d’ansia.

Studi longitudinali hanno evidenziato che il perfezionismo disadattivo è legato a sintomi depressivi e funge da costrutto transdiagnostico per molte psicopatologie. Quando una persona perfezionista raggiunge i propri standard, sperimenta un temporaneo aumento dell’autostima, che rinforza il perseguimento di tali standard.

Tuttavia, questi standard vengono subito rivalutati come troppo bassi, perpetuando un ciclo di fallimento e autocritica, poiché l’individuo non riesce mai a sentirsi soddisfatto dei propri successi.

Il perfezionismo socialmente prescritto

Il perfezionismo socialmente prescritto (PSP) è una forma disadattiva di perfezionismo caratterizzata da un locus of control esterno, con un forte bisogno di approvazione e paura di giudizi negativi. Hewitt e Flett (1991) descrivono il PSP come la percezione che le persone significative richiedano perfezione dall’individuo. Flett et al. (2022) collegano il PSP a vari problemi di salute fisica e mentale.

Il PSP predispone a fallimenti frequenti e stati emotivi negativi come ansia e depressione, dovuti alla percezione di non soddisfare le aspettative altrui. Questo perfezionismo comporta una costante paura di valutazioni negative e tende a indurre comportamenti evitanti, come ipotizzato da Flett e Hewitt (1995) e confermato da studi successivi.

Perfezionismo patologico

Il perfezionismo patologico, distinto dal perfezionismo funzionale, si caratterizza per alcune specifiche caratteristiche: standard di comportamento ed aspettative estremamente elevati e irrealistici, un grande investimento di energia per raggiungerli, e aspettative talmente irragionevoli da compromettere spesso il rendimento individuale.

Gli errori sono interpretati come fallimenti, e le autovalutazioni sono severe, basate su un pensiero dicotomico. Chi soffre di perfezionismo patologico tende a sfiduciare le proprie capacità, sovrastima le aspettative degli altri e teme fortemente il giudizio. Spesso, il perfezionismo comporta procrastinazione, ma anche stacanovismo e difficoltà a dire di no.

Questo tipo di perfezionismo può essere alla base di vari disagi psicologici, tra cui ansia sociale e generalizzata, disturbi depressivi, vissuti di rabbia e aggressività, disturbi del sonno, difficoltà relazionali, ossessioni e compulsioni, e comportamenti alimentari disfunzionali.

Per chi riconosce comportamenti legati al perfezionismo patologico, è consigliabile rivolgersi a specialisti. Questi possono individuare il problema e le sue cause, e trattarlo con strumenti e tecniche psicoterapeutiche specifiche, come quelle dell’orientamento cognitivo comportamentale.

La terapia può aiutare a gestire meglio le aspettative, ridurre la paura del giudizio, e migliorare la fiducia nelle proprie capacità, favorendo un maggiore benessere psicologico e relazionale.

Perfezionismo clinico

Il modello di Roz Shafran e collaboratori (Shafran, Cooper & Fairburn, 2002; Shafran, Egan & Wade, 2010) è un contributo significativo nel campo della psicoterapia cognitivo-comportamentale sul perfezionismo. Definisce il perfezionismo “clinico” come l’impegno costante nel raggiungere alti standard auto-imposti, anche a costo di conseguenze negative, e la tendenza a basare il proprio valore sul raggiungimento di tali standard.

Il modello considera vari fattori di mantenimento, come i bias cognitivi, e fornisce una concettualizzazione cognitivo-comportamentale utile per il trattamento del perfezionismo.

La sindrome dell’impostore

​​La sindrome dell’impostore fu osservata per la prima volta nel 1978 dalle psicologhe Clance e Imes in un gruppo di donne studentesse e professioniste.

Queste donne, nonostante i loro successi, non riuscivano a interiorizzare un senso di sé come competenti e talentuose. Ricerche successive hanno dimostrato che il fenomeno colpisce molte persone, uomini e donne, con formazione superiore e ruoli di alto grado in settori come istruzione, sanità e finanza.

La sindrome è spesso accompagnata da preoccupazioni eccessive, depressione e ansia, causate dallo stress di dover sempre essere all’altezza della propria immagine di successo ed evitare di essere percepiti come indegni o incompetenti. Questo può portare a difficoltà psicologiche in vari ambiti della vita, inclusi il lavoro e la famiglia, e può evolversi in disturbi d’ansia, depressione e disturbi di personalità evitante o dipendente.

Rivolgersi a uno psicoterapeuta è utile per diventare consapevoli dei propri meccanismi di funzionamento e pensieri disfunzionali.

Attraverso una psicoterapia cognitivo-comportamentale, si può intervenire dal punto di vista cognitivo per individuare, esaminare, discutere e riformulare credenze erronee (es. “vale solo chi non fa errori”) e pensieri irrazionali automatici (es. “ho preso quel voto all’esame perché sono stato fortunato”). Questi pensieri, ritenuti assolutamente veri dal soggetto, mantengono viva la sindrome dell’impostore.

L’intervento comportamentale prevede la messa alla prova delle vecchie e nuove credenze per superare i sentimenti di inadeguatezza e vergogna. Questo processo aiuta a distaccarsi dalla necessità di dipendere dal giudizio positivo degli altri e favorisce l’acquisizione di fiducia in sé stessi.

La sindrome dell’impostore è un fenomeno pervasivo che può avere gravi ripercussioni sulla salute mentale. Tuttavia, attraverso la psicoterapia cognitivo-comportamentale, è possibile intervenire in modo efficace per modificare i pensieri disfunzionali e sviluppare una maggiore fiducia in sé stessi, migliorando così la qualità della vita e riducendo lo stress e l’ansia associati.

La terapia cognitivo-comportamentale per il perfezionismo

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una psicoterapia che permette di indagare e modificare pensieri, emozioni e comportamenti connessi al perfezionismo. Nella CBT, terapeuta e paziente collaborano per identificare e modificare i modelli di pensiero disfunzionali che alimentano il perfezionismo.

Una tecnica primaria della CBT è l’identificazione dei pensieri disfunzionali. La terapia aiuta le persone con perfezionismo clinico a riconoscere i pensieri automatici negativi e irrealistici, sostituendoli con pensieri più adattivi e realistici.

Un’altra tecnica è l’esposizione. La CBT incoraggia i pazienti a sperimentare gradualmente situazioni che evitano per timore di fallire o di non raggiungere standard elevati. L’esposizione aiuta a tollerare l’incertezza e gestire l’ansia derivante dal non sentirsi perfetti, permettendo di considerare che la perfezione non esiste e che questo non implica necessariamente un fallimento intollerabile.

Infine, la CBT propone nuove strategie di auto-cura. La terapia offre strumenti concreti e personalizzati per sviluppare abilità di auto-cura, sostituendo le strategie perfezioniste con altre più sane ed equilibrate. Queste strategie possono includere la gestione dello stress, l’auto-compassione, la flessibilità cognitiva e l’accettazione di sé.

Come usufruire della psicoterapia a Catania o online

Se stai attraversando un momento di difficoltà e vorresti iniziare un percorso di psicoterapia o vorresti saperne di più in merito è possibile prenotare una chiamata informativa gratuita per chiedere tutte le informazioni necessarie.

Dopo la chiamata, se lo vorrai, potremo organizzare un incontro in presenza a Catania o online.

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