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Psicologa per Disturbi alimentari a Catania e Online

I disturbi alimentari si caratterizzano per un rapporto significativamente alterato con il proprio corpo, con preoccupazioni che variano tra i generi.

Negli uomini, spesso si tratta di una percezione di essere poco muscolosi o mascolini, portando a disturbi come la bigoressia o vigoressia, dove il corpo è percepito come minuto nonostante un allenamento intenso. Nelle donne, le preoccupazioni riguardano principalmente il peso e le forme corporee, con una percezione di non essere abbastanza magre, anche in casi di grave sottopeso. Queste differenze di genere non sono assolute e possono verificarsi casi opposti.

Sintomi dei disturbi del comportamento alimentare

I sintomi dei disturbi del comportamento alimentare variano a seconda della patologia. Nell’anoressia nervosa, i sintomi principali sono il dimagrimento progressivo e il rifiuto di mantenere un peso maggiore da quello desiderato. Nella bulimia nervosa, i sintomi includono abbuffate con perdita di controllo e comportamenti di compenso, come il vomito autoindotto, utilizzo di lassativi o diuretici.

Entrambi i disturbi condividono una relazione patologica con il proprio corpo, che può portare a un disturbo dell’immagine corporea, caratterizzato da insoddisfazione e alterata percezione del corpo.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder) è caratterizzato da abbuffate e perdita di controllo durante il pasto, ma a differenza della bulimia, non ci sono condotte di eliminazione. Dopo l’abbuffata, è possibile sperimentare sintomi fisici come gonfiore addominale e dolore allo stomaco, e sintomi psicologici negativi come vergogna, senso di colpa e disgusto verso se stessi, senza però mettere in atto comportamenti di compenso. Questi sintomi rappresentano un complesso di segni distintivi che richiedono un intervento terapeutico mirato per essere affrontati efficacemente.

Ulteriori sintomi e comportamenti che possono segnalare l’esistenza di un disturbo alimentare includono diverse manifestazioni. Ad esempio, si possono notare alterazioni improvvise del tono dell’umore, con la persona che diventa più nervosa e irritabile. Un’altra indicazione può essere la tendenza ad isolarsi, evitando le interazioni sociali, soprattutto nelle occasioni sociali che includono pasti.

In ambito scolastico, uno dei segnali può essere l’ossessione per lo studio, con una focalizzazione eccessiva sui voti e sui risultati.

Anche comportamenti specifici legati ai pasti possono essere rivelatori: ad esempio, lasciare la tavola subito dopo aver mangiato per recarsi in bagno, oppure rifiutarsi di mangiare con la scusa di aver già mangiato fuori casa. Un altro segnale può essere ritrovare il frigorifero o la dispensa vuoti senza una spiegazione plausibile.

Questi comportamenti, se osservati, possono indicare la sussistenza di un disturbo alimentare e richiedono attenzione e intervento tempestivo.

Il trattamento efficace dei disturbi del comportamento alimentare

Il modello cognitivo-comportamentale dimostratosi più efficace per il trattamento di anoressia e bulimia nervosa è quello di Fairburn e Harrison (2003), che focalizza la terapia sul controllo del corpo e del peso e sulla loro ipervalutazione, oltre che sull’intolleranza alle emozioni che genera comportamenti di evitamento.

L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) si basa sulla concezione che l’intolleranza alle emozioni negative sia la fonte principale di sofferenza psicologica, contrastando il mito occidentale della “sana normalità” che associa felicità all’assenza di dolore, proponendo invece una normalità che accetta la sofferenza come parte dell’esperienza umana.

Una review di Manlick, Cochran e Koon ha esaminato come l’ACT possa aiutare nei disturbi alimentari, attraverso i sei processi fondamentali: defusione, accettazione, contatto con il momento presente, valori, azione impegnata e sé come contesto. La defusione aiuta i pazienti a osservare i propri pensieri senza identificarsi con essi, importante per chi soffre di disturbi alimentari che spesso si fondono con pensieri negativi riguardo al corpo, generando emozioni come vergogna e ansia. L’evitamento emotivo è associato alla gravità del disturbo alimentare, dunque promuovere l’accettazione delle esperienze interne può ridurre i comportamenti disfunzionali come il binge-purging.

La consapevolezza del momento presente aiuta a vivere pienamente l’esperienza del momento e ad aumentare la flessibilità psicologica. I pazienti con disturbi alimentari tendono a concentrarsi su aspetti limitati del presente (ad esempio, focalizzarsi sulle gambe percepite come grosse), perdendo di vista altri aspetti dell’esperienza.

Il sé come contesto permette di non identificarsi con le proprie descrizioni, favorendo un senso di sé coerente che accetta il flusso dell’esperienza. I valori e l’azione impegnata guidano verso una vita significativa, sostituendo scopi patologici con obiettivi valoriali a lungo termine, promuovendo un benessere che va oltre l’assenza di patologia.

Questo è stato evidenziato come un aspetto importante per il mantenimento dei risultati della terapia e per la prevenzione delle ricadute.

Uno studio di Juarascio e colleghi (2010) ha confrontato l’ACT con la terapia cognitivo-comportamentale standard in gruppi di pazienti con disturbi alimentari. Le pazienti trattate con l’ACT hanno riportato una maggiore riduzione dei sintomi, a dimostrazione dell’efficacia dell’ACT nel trattamento dei disturbi alimentari.

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